Albanesi

Il Social Network del benessere - The Social Network of Well-being

Elenco qui le conseguenze emozionali e/o pratiche che secondo me sono prevalenti in caso di vittoria o di sconfitta in una competizione fine a sé stessa (per esempio una partita di calcio, un'altra competizione sportiva o, per le ragazze, un gioco di società). Riassumo brevissimissimamente l'idea che mi sono fatto dei maschi in genere, delle femmine, di chi segue il well-being con successo (high people) e di me stesso.
Si potrebbe scrivere un'enciclopedia per ogni punto, ma mi limito a poche parole per ciò che credo sia la chiave.

Approccio maschile
Vittoria: Apprezzamento della forza dimostrata
Sconfitta: Ricerca di scuse (negazione della sconfitta)

Approccio femminile
Vittoria: Apprezzamento della vittoria fine a sé stessa
Sconfitta: Rabbia e/o tristezza (con il broncio: "Volevo vincere io")

Approccio high
Vittoria: Apprezzamento per esser riusciti a dare il meglio di sé (soprattutto se la sfida è stata equilibrata)
Sconfitta: Ricerca delle cause della sconfitta e studio di metodi per non ripetere gli errori commessi

Mio approccio
Vittoria: Dispiacere per aver fatto del male all'avversario (soprattutto se la sfida è stata equilibrata: maggior rispetto, più dispiacere)
Sconfitta: Nessuna reazione (non mi interessa vincere se non si vince niente)


Si capisce che non sono un tipo competitivo, preferisco gli sport individuali, non faccio mai "la gara" e se mi capita di farla non voglio vincere (ma voglio sapere che avrei potuto se lo avessi voluto).

Tags: competizione, conseguenze, gara, sconfitta, vittoria

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Sull'approccio maschile e femminile sono d'accordo, io stessa mi identifico nella reazione della sconfitta con rabbia e tristezza (più rabbia).

Per quanto riguarda il tuo approccio, sei veramente troppo buono! La vedo un po' "sottomessa" come reazione...

Io se vinco (ad esempio un concorso di danza...) sono contenta di aver vinto, rispetto l'avversario, ma me ne importa fino a un certo punto. Se ho meritato di vincere c'è un motivo, punto. Negli sport e nelle competizioni (come anche nella vita) ci sarà sempre un vincente e un perdente.

Se vengo sconfitta, inizialmente provo un senso di rabbia e delusione, però poi comincio a domandarmi il perchè del mio "fallimento" e a cercare delle risposte. Spesso queste domande si protraggono anche per parecchi giorni...cerco di non pensarci, ma mi ritrovo comunque a riflettere.

Sono sempre stata competitiva, già a scuola volevo sempre dare il massimo, prendere il voto più alto: ci riuscivo spesso, ma non essendo perfetta c'erano delle volte in cui mi sono presa delle belle mazzate e allora ho capito che non si può sempre vincere. Se poi parlo del mondo della danza..è una competizione continua! Vince chi è bravo, chi ha talento, ma anche chi sa un minimo sgomitare.

L'approccio high è sicuramente un approccio equilibrato e intelligente, solo che in alcune situazioni non so come si faccia a "rispettare". In ambito lavorativo ci sono tante persone "furbe" che calpestano alla bell'e e meglio colleghi e pari e spesso arrivano alla tanto ambita "Vittoria" (una promozione ad esempio), come riuscire a rimanere calmi e avere una reazione equilibrata? Forse col tempo e con l'esperienza potrò sicuramente imparare...per ora ci sono certe cose che non riesco ancora a controllare.

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io non trovo questa divisione maschi femmine così netta. Dipende dalla competitivtà dell'individuo, ci sono donne che in caso di sconfitta diventano aggressive ed intrattabili tanto per fare un esempio.

Nell'approccio high la vittoria o la sconfitta è molto relativa, il risultato è indifferente o quasi, la gara la si gioca contro di sè e la vittoria la si ottiene dando il proprio 100%, che ovviamente è variabile anche in base alla "gara" appena disputata.

Essendo la gara principalmente contro di me, e visto che non faccio gare dove posso fisicamente far male all'avversario, non ho motivo alcuno per dispiacermi. Nel caso di sconfitta solitamente ironizzo e mi prendo in giro.

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>>io non trovo questa divisione maschi femmine così netta. Dipende dalla competitivtà dell'individuo
Concordo con Ray, penso dipenda piu' dalla competitività che dal sesso. Poi si puo' aggiungere che mediamente gli uomini tendano ad essere piu' competitivi, il che probabilmente spiega l'approccio piu' aggressivo - forza/negazione.

@Francesca - le tipologie di competizione che tu elenchi (es. concorso di danza, o contesto scolastico/lavorativo) non credo rientrino nell'ambito della competizione fine a se stessa (se ho ben capito cosa intende Nyarlath con questo Topic).
In quel caso l'approccio alla vittoria/sconfitta credo sia diverso in quanto vincere o perdere fa una differenza.

Personalmente nelle competizioni fini a se stesse per me non essendoci nulla da guadagnare o perdere il focus si sposta sull'attività in sè, e sulla soddisfazione/divertimento che posso ricavarne (partita a calcetto, a pallavolo, partita a un gioco di società etc).

Anzi, trovo abbastanza immaturo e irragionevole chi se la prende per aver perso in queste competizioni!

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@Francesca - il tipo di competizione che tu elenchi (es. concorso di danza, o contesto scolastico/lavorativo) non credo rientrino nell'ambito della competizione fine a se stessa (se ho ben capito cosa intende Nyarlath con questo Topic).
In quel caso l'approccio alla vittoria/sconfitta credo sia diverso in quanto vincere o perdere fa una differenza.


Se è così ho inteso male io il discorso,se è una competizione fine a se stessa anche secondo me non fa differenza e parlare delle conseguenze diventa quindi un discorso di per sè "arido".
Se si prendono in esame altri tipi di competizione forse si può fare un discorso più ampio a riguardo delle conseguenze e delle reazioni psico-emotive dei soggetti.

Concordo quindi con le ultime affermazioni di ElyMay.

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...Poi si puo' aggiungere che mediamente gli uomini tendano ad essere piu' competitivi,...

ah ah, ti faccio conoscere una mia amica agonista sugli 800 metri (non faccio nomi), che può dare lezione di sana aggressività (leggi competizione agonistica) nelle volate finali a un sacco di maschietti.

Nello sport agonistico la suddivisione maschi/femmine riguardo competizione e stimolo mentale, finalità secondo me non ha senso.

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Anzi..le femmine sono anche peggio dei maschi a parer mio ;) sono più "viperelle"...

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> [EliMay] Poi si puo' aggiungere che mediamente gli uomini tendano ad essere piu' competitivi
Secondo me invece le donne sono in media più competitive degli uomini quando non c'è in palio niente (eccetto le discussioni sul calcio).

> [saul] una mia amica [...] può dare lezione di sana aggressività [...] a un sacco di maschietti
Confutare l'affermazione di EliMay (che pur non condivido) con questa frase è un errore razionale, a meno che la suddetta non sia così aggressiva da modificare la media.

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ci sono effettivamente degli studi riguardo la relazione testosterone-aggressività, pertanto l'uomo dovrebbe essere mediamente più violento rispetto a una donna per un eccesso di testosterone, comunque avendo tu preso degli esempi di vittoria sportiva dove 'forse' c'è già stata una selezione motivazionale a praticare sport, io ti dico che per la mia esperienza personale le ragazze che gareggiano hanno praticamente le stesse finalità e obbiettivi dei ragazzi.

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@ Nyarlath e Saul: avete ragione, mi sono espressa erroneamente.
Sicuramente anche le donne sanno essere molto competitive quando vogliono.
Quello che secondo me differenzia gli uomini è un approccio piu' aggressivo: lo vedo in ambienti di lavoro dominati principalmente da uomini (come il mio :/ ) in cui la competizione è molto piu' "violenta" rispetto a quella di un ambiente misto, o femminile, o quantomeno questa è la mia esperienza.

>> [Saul] ah ah, ti faccio conoscere una mia amica agonista sugli 800 metri
hehe tranquillo anche io non scherzo quando mi ci metto, purchè sia una competizione in cui c'è qualcosa da raggiungere/guadagnare e non fine a se stessa :P

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Saul, se è tua amica davvero... quando ce la presenti? ;)

Scusate l'inciso. Continuate pure :)

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Se ti riferisci alla foto, quella è Lolo jones olimpionica sui 100 hs, l'ho vista una sola volta ad un meeting....peccato :-)

ed era oltretutto un concentrato di energia biomeccanica!

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> io non trovo questa divisione maschi femmine così netta
Di sicuro non è discriminante (ci sono cinquantenni che reagiscono come ragazzine e donne che si comportano in modo molto poco femminile), ma mi sembra chiaro che la reazione femmine sia prevalentemente emotiva.
Ma forse le eccezioni sono talmente tante ("gli uomini non sono più quelli di una volta", ahahah) che il discorso non sta in piedi...

> Dipende dalla competitivtà dell'individuo
Credo che la competitività definisca la quantità ma non la qualità della reazione.

> Nell'approccio high la vittoria o la sconfitta è molto relativa
Questo è importante ed è giusto ribadirlo.

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