
Ciao a tutti, vi propongo uno scenario che è venuta fuori in una di quelle famose discussioni post-cena collegiali (questa volta però di livello un pochino più alto ^_^).
Scenario:
Siamo in una piscina comunale, mettiamo caso che sia il periodo estivo. Una signora sta beatamente prendendo il sole in topless in riva alla piscina. All'ingresso viene invece negato l'accesso a una signora che si presenta con un "burquini", nome dato a un indumento fatto in tessuto adatto alla natazione e con le forme che richiamano quelle di un burqua islamico. Idealmente costruito per fare in modo che anche le donne musulmane possano frequentare la piscina (o il mare)
Questo era lo scenario, alla fine il discorso sarebbe incentrato sulla legittimità dell'uso del burquini qui in Italia.
Vi chiarisco subito la mia posizione: secondo me il burquini può essere accettato, se e solo se, viene accettato anche il topless.
Abbiamo tirato in ballo la legge degli "atti osceni", scoprendo che questa si fonda sui concetti (indeterminabili con certezza) di "senso comune" e di "pudore". A mio avviso il topless e il burquini sono i due estremi del sentimento morale del pudore.
Per quanto ne so, in una normale piscina comunale estiva, probabilmente frequentata da bambini, il topless non è vietato per legge, ma se qualcuna lo pratica viene invitata a coprirsi, specie se vuole fare il bagno. Per lo stesso identico motivo io credo che disincentivare l'uso del burquini sia legittimo (per una volta ero di posizioni conservatrici ^^ ). Ovviamente, per contro, se si accetta uno si deve accettare anche l'altro.
Secondo me questo ragionamento fila (dopo vi spiego perché), tranne per un punto che mi hanno fatto notare e al quale ammetto di non aver saputo replicare: perché non desterebbe perplessità una donna che si presentasse con un costume intero di tipo olimpionico, che invero copre esattamente quanto un burquini?
Il ragionamento
Gli "avversari dialettici" erano persone con una formazione diversa dalla mia. Ho cercato (e chiedo anche a voi di farlo) di usare un metodo cosiddetto,
fenomenologico. Al di là del parolone senza senso... vuol solo dire di cercare un ragionamento più pulito possibie, che prescinda da qualsiasi informazione di ordine morale, etico, religioso o culturale. So che è difficile, ma è l'unico piano su cui posso concludere questa questione.
Io mi sono basato sulla dimostrazione che la differenza si risolva, in ultima analisi sul fatto che il pudore sia un sentimento "graduale" e che i due estremi si risolvano in diversi gradi di questo sentimento.
L'esempio della nuotatrice olimpica però mi fa, in parte, cadere il ragionamento.
Voi come la risolvereste?