Albanesi

Il Social Network del benessere - The Social Network of Well-being

Ciao a tutti, vi pongo un quesito derivante da una esperienza (purtoppo) personale.
Stavo correndo in pieno giorno in una pista ciclabile/pedonale. Ero con la mia ragazza. Ad un certo punto vediamo in lontananza un gruppetto di ragazzi che occupavano la strada. Passiamo in mezzo al gruppo poichè loro avevano circondato la strada a destra e a sinistra. Ovviamente al nostro passaggio hanno iniziato a fischiare alla mia ragazza e a fare commenti che ovviamente non ho capito essendo in inglese slang (meglio così va!) Tiriamo dritto e dopo un pò (15 minuti) torniamo indietro. Al che, vedo in lontananza che uno di loro si mette in mezzo alla strada (notare che non eravamo solo noi ma la strada era parecchio "trafficata") con un pallone da rugby in mano. Io mi immagino già la scena: palla in mezzo ai cosiddetti...per fortuna non è andata così ma appena passo il tipo mi tira la palla addosso, precisamente sulla schiena, niente di che.
Vi propongo alcune delle alternative che avrei potuto scegliere:

1. mi fermo e prendo il tipo a sberle: sarebbe andata molto male. Qui molte compagnie di ragazzi girano col coltello, erano in dieci e non vedevano l'ora di bastonare qualcuno. Non sono un violento per cui non ho nemmeno considerato questo scenario

2. potevo fermarmi e cominciare a dirgli che non è il modo giusto di comportarsi umiliandolo davanti agli amici. Forse l'avrei fatto se questo parlasse la mia lingua. In questo caso potevano sorgere delle più o meno involontarie incomprensioni e sarebbe andata a finire come la 1.

3.ignorare la situazione; è quello che ho fatto. L'unica cosa che mi è venuta da dire è stata " bravo, bel colpo" con un sorriso e ho proseguito per la mia strada.

non vedo altre reazioni e non me ne sono venute in mente lì al momento, se non l'ipotesi di chiamare la polizia per fare un pò di piazza pulita ma ho desistito perchè dubito che lo avrebbero fatto.

Mi resta il dubbio che con la mia azione/reazione ho dato adito a quel bullo e alla sua compagnia di continuare a comportarsi così senza problemi. In altri contesti avrei potuto dire qualcosa, ma in questo caso, vista l'intelligenza media di quei ragazzi, tutte le mie parole sarebbero state sprecate e avrei rischiato una bastonata e molto probabilmente anche alla mia ragazza non sarebbe andata meglio.

Come avreste reagito voi per andarne fuori al meglio ed insegnare qualcosa a questi depravati?

Tags: bullismo

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proprio oggi sul sito della BBC e' emersa una statistica dove descrivono i consumi di alcol tra i giovani.
Il 25 % dei teenager beve 20 unit' di alcol alla settimana che corrisponde a 9 pinte di birra alla settimana.

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siii stavo scherzando!!!! ahahah c sei cascato!!!!!!

no non è vero nn sto scherzando!
io voglio dire che se uno mi insulta e io prendo la decisione di rigar dritto ma in fondo sotto sotto avrei voluto reagire e per un mese non mi do pace perchè mi sento un fallito e un coniglio a questo punto è meglio reagire...almeno mi sentitò meglio con me stesso

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Forse è il caso di dare una ripassata a certe pagine della sezione psicologica del sito ^:^
In una situazione di questo genere (di pericolo) l'importante è riceverne il minor danno diretto possibile. Cocetti come l'onore [un offesa all'onore sarebbe il motivo per cui in questa situazione ti sentiresti fallito] non sono compatibili con il WB.

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<<a questo punto è meglio reagire...almeno mi sentitò meglio con me stesso>>

Sì, finché non ti fanno nero.

Ora potrai rispondermi che non è detto che ti facciano nero, ma in ogni caso perché andarsela a cercare se si può evitare?
Sai qual'è un vero buon consiglio per chi non riesce a sopportare di aver subito un'"umiliazione" per salvarsi la pelle? Imparare a sopportarla. :D

Come M3nt3, anch'io ti suggerisco di ripassarti la sezione psicologica.

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Anziché reagire devi cambiare! Solo i violenti non criminali credono in sciocchezze come l'onore da difendere a tutti i costi. Con questa filosofia praticamente potresti lottare contro tutto il mondo, vedendo insulti (veri o presunti) a destra o a manca.
Reagendo direttamente tu vuoi farti giustizia da solo, Raffaele, il giustiziere della notte. In fondo sei uguale a chi ti insulta. Una persona moderna sorride o usa la legge per rivalersi delle diffamazioni.
Leggi la pagina sui violenti, in particolare il test di John Wayne nel commento Natural born killers

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Ciao Freccia,
molto interessante lo scenario che hai proposto perché è abbastanza comune e credo che molti di noi nel corso della propria vita si sono trovati in situazioni analoghe. Mi riferisco, oltre che ad “incontri” con una baby gang, a quelli con un branco, ubriachi, drogati o individui che per una ragione o l’altra ( economica o per disadattamento sociale ) ci affrontano con minacce, provocazioni o richieste illecite.
Per tutte queste possibili situazioni, naturalmente, non può esserci “il modo” di affrontarle in quanto ognuna avrà le sue peculiarità ed è possibile che in qualche caso sia opportuno “ignorarle” in altri “affrontarle” dialetticamente, in altri ancora “reagire con decisione”. Il tutto dipende da come si presenta il caso e dai personaggi coinvolti.

Pertanto, il “modo” di affrontarle non può essere generalizzato, mentre, è chiaro “l’esito” che dobbiamo determinare. Questo indipendentemente dal caso specifico.

Mi spiego meglio: l’obiettivo della nostra reazione deve essere quello di “minimizzare il rischio o i danni” e le conseguenze negative per se stessi e per i propri familiari.

Questo significa usare la ragione ed evitare di reagire solo sull’onda dell’ emozione del momento.
Significa anche avere la capacità di “capire rapidamente” quale sarebbe il modo migliore di affrontare la situazione tenuto conto degli interlocutori che si ha di fronte.

Facile a dirsi, un po’ più difficile da realizzarsi.

Quindi, “minimizzare il rischio o i danni” in alcuni casi potrebbe significare:

1) “ignorare” e non lasciarsi tentare dalla voglia di reagire con decisione.
2) “dialogare” facendo breccia nella psicologia degli interlocutori distogliendoli dai loro propositi
3) “assecondare” la richiesta ma, solo se si è certi che il non assecondarla porterebbe a delle conseguenze peggiori.
4) “simulare un malessere” contando sul fatto che questo possa spaventarli e quindi far cambiare loro idea
5) “reagire con decisione”. Nel caso ti accorgi che hanno già deciso di affrontarti fisicamente, reagire con un mezzo a tua disposizione può appunto minimizzare i danni e quindi le conseguenze non solo per te ma anche per i tuoi familiari.

C’è un’altra cosa che andrebbe fatta, indipendentemente dalla nostra reazione: denunciare l’episodio alle forze dell’ordine. Troppo spesso per pigrizia o per poca fiducia nelle istituzioni non informiamo chi di dovere circa questi episodi di inciviltà, salvo poi lamentarci della latitanza dell’ordine pubblico.

Ora posso dare un giudizio sul tuo caso particolare.
Considerando che hai colto l’obiettivo di “minimizzare rischi e danni”, direi che hai reagito bene “ignorando”. Ritengo, però, che avresti dovuto notificare l’accaduto alla polizia locale.

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occhio per occhio e tutto il mondo diventerà cieco. ( Mahatma Ghandi ).

a 8 anni cominciai a fare judo, praticai per 2 anni, poi smisi per la rottura del braccio dx in una caduta. presi paura. A 16 anni dopo anni di calcio, mi iscrissi a karatè, e fù come indossare un vestito su misura, lo feci mio, ebbi diversi risultati positivi; ma tra le cose che più mi attraeva c'era il combattimento libero.

Scoprii che comunque nel karatè c'era qualcosa che puzzava di contraffatto, c'era un vero mondo di apparenti combattenti, superbi, che si fregiavano di combattere con sicurezza a testa alta con il collo bene in vista, ma era come per gli spadaccini della scherma - combattere con il fioretto con la punta tonda di plastica; e non la spada acuminata, tagliente e scintillante .. e così mi inoltrai nel mondo dei gladiatori veri - lottatori - boxeur - thay boxe - e scoprii prestissimo tutte le mie carenze e le tare caratteriali ereditate nel mondo dei bravi ragazzi del karatè club.

stranamente nel mondo del combattimento vero non ci sono "montati" ma vige il rispetto di tutti coloro che hanno il coraggio di montare sul ring.

E' infatti la convivenza con la paura - il dolore fisico non piace a nessuno ma in questo sport fa parte integrante - quindi va affrontato con forza calma di volontà. e non è per tutti. dopo l'esperienza del combattimento , anche la frase mi sono "cacato sotto dalla paura" assume una vera interpretazione, perchè la paura ti fa evacuare anche involontariamente.

e la paura è solo psicologica. il dolore è fisico.

per anni mi sono interrogato su come gestire la paura, la paura del dolore e del ko. di fronte alla paura ci sono due sole reazioni, o la si fugge o la si affronta.

Ho praticato agonismo fino a 26 anni poi ho smesso e ho continuato intermittente ed amatorialmente fino ai 36.

Ho sempre contenuto la " violenza " all'interno della palestra. mi sono trovato coinvolto anche in risse violente in discoteca dove facevo servizi d'ordine. qualche volte, aggredito, mi sono difeso atterrando l'avventore.

Poi dopo, la sensazione di disgusto per l'accaduto mi invadeva l'animo. la violenza per futuli motivi mi sconcertava. la constatazione della pericolosa miscela esplosiva legata a certi ambienti dove l'ignoranza è sovrana mi ha indotto ad abbandonare anche quel tipo di lavoro extra, che però aimè era molto ben pagato. ma così ho deciso.

Il mio suggerimento nei casi pericolosi è quello di scappare ( run like hell) molto velocemente alla polizia o carabinieri (anche telefonargli - se hai il cellulare con te ) e portarli subito nel posto a denunciare gli stupidi per tentata aggressione e oltraggio.

Se però ti trovi alle strette , ti costringono e ti circondano devi cercare di intimorire subito il capo branco - se otterrai il suo rispetto - ti rispetteranno anche tutti gli altri.
Altrimenti sali sull'albero più alto e grida aiuto.

la gran parte di loro comunque non ha mai preso una bella sventola in pieno volto, ed è per questo che fanno gli sbruffoni. ignorano il dolore e la paura, ma attenzione - solo quando sono in branco.

Presi da soli scapperebbero.

Insomma molto meglio non incappare in queste condizioni, se riesci ad intravedere ( prevedere )
il pericolo prima - evitalo.

Ad esempio spiegati perchè non hai cambiato giro quando ti sei accorto della situazione. Un po d'amaro in bocca è inevitabile.... questi sono casi in cui prevenire (non incappare ) è meglio che curare (le ferite).

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Nei corsi di difesa personale una delle prime cose che insegnano è non camminare in mezzo a un gruppo di persone sospette. Tu l'hai fatto ben due volte. Possibile che non c'era un'altra strada? Evitare, evitare, finché possibile. Il tuo ritorno è stato interpretato come una sfida...
Io avrei cambiato strada dopo aver visto il gruppo, a maggior ragione perché ero in compagnia di una persona possibile vittima di attacchi. Bisogna cambiare strada senza mostrarsi spaventati, con naturalezza. Se è impossibile evitarlo, cercare almeno di non passare proprio in mezzo...

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> Il tuo ritorno è stato interpretato come una sfida...

anch'io avevo dato questa lettura, nella mente di un bullo il primo passaggio è un incidente su cui poter sorvolare ... la seconda volta stai scientemente disturbando chi si autoproclama "owner" del territorio, e lanciandoti il pallone addosso ha voluto mettere le cose in chiaro ... per il futuro

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ciao Ale, questo atteggiamento mi porterebbe ad evitare tutti i gruppi di ragazzi che sono in zona. Credimi che non c'era niente di tanto sospetto in loro; mi sembravano ragazzi che giocavano a pallone come molte ce ne sono in giro. Considerato il fatto che la pista ciclabile era molto trafficata e in pieno giorno le probabilita' che si comportassero male erano poche. Non e' che alla fine mi hanno dato un sacco di legnate!!! capisco comunque la tua critica ed e' anche quello che faccio di solito ma solo quando la situazione e' un po' piu' grave (in apparenza!)

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Per quanto riguarda la mia esperienza io condivido l'approccio di Tuco ovvero "Sguardo basso, fisso e deciso, possibilmente a "cattivo".
Forse sembra semplicistico ma nei casi in cui ho fatto lo sguardo da "cattivona" con fronte corrucciata e sguardo fisso ho percepito che cio' ha funzionato almeno in parte come deterrente. Non voglio dire che sia lo strumento per garantirsi l'immunità dai bagordi, dico solo che come Tuco anche io credo che questi personaggi preferiscano importunare persone che percepiscono come deboli.
Altra tattica da me usata... "l'invisibilità". Una volta camminavo da sola per strada e un uomo si è avvicinato a me, ha iniziato a chiamarmi, a fischiare, e ad alzare la voce contro di me. Io semplicemente... non lo "vedevo". Non ho fatto il minimo movimento che denotasse che io avessi "visto" e "udito" tale uomo, ho continuato ad agire come se lui non esistesse. Per me quella presenza semplicemente non c'era.
Lui ovviamente ha continuato a rivolgersi a me per un po' (era lontano qualche metro), finché non ha smesso. Credo di poter dire che abbia desistito per via della totale assenza di reazione da parte mia. Purtroppo ho notato che spesso un errore fatto da noi ragazze è quello di fare contatto visivo con chi ci importuna. Il che è come dire loro "ora so che ci sei, e che parli a me".
Forse l'essere "scampata" a queste situazioni è stata solo fortuna, che nulla ha avuto a che vedere con le mie "tattiche", ma tendo a pensare che se avessi mostrato paura o sfida, probabilmente avrei fomentato gli importunatori.

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